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Si è svolta martedì sera all’Arena Rubicone di Gatteo Mare la quarta edizione del Festival di Sanliscio, la kermesse musicale dedicata interamente al liscio e alla sua evoluzione contemporanea. Ideato da Moreno “Il Biondo” insieme a Claudio Cecchetto, il festival è nato con l’obiettivo di mettere in dialogo la grande tradizione musicale romagnola con nuovi linguaggi e nuove generazioni di interpreti. Una serata di musica e spettacolo che ha richiamato a Gatteo Mare appassionati e pubblico, celebrando un genere nato in Emilia-Romagna ma ormai diffuso in numerose regioni italiane. A condurre l’appuntamento è stato Moreno “Il Biondo”, affiancato sul palco dai ballerini delle Sirene Danzanti e dall’Orchestra del Festival di Sanliscio. Due le sezioni della competizione: la prima riservata a quattro canzoni inedite, interpretate da alcuni protagonisti del panorama del liscio, la seconda dedicata a sette brani strumentali. A valutare le esibizioni una giuria composta da personalità del mondo dello spettacolo, chiamata ad assegnare i premi nelle categorie “Canzone” e “Brano Strumentale”. Il Festival, organizzato dal Comune di Gatteo insieme alla Regione Emilia-Romagna, Apt Servizi e Visit Romagna, conferma così l’obiettivo di valorizzare il liscio come patrimonio musicale capace di rinnovarsi e parlare anche al pubblico di oggi. Vincono il Festival di Sanliscio 2026 categoria cantanti Matteo Bensi e Veronica Cuneo con la canzone Figlia dei Monti e Alex Villani con il brano Sensualidad per la categoria strumentali
Sono numerose le voci che si stanno levando contro la richiesta della Procura della Repubblica di Forlì di archiviare l’indagine sull’alluvione del maggio 2023, al termine degli accertamenti che non avrebbero consentito di individuare responsabilità penali a carico di possibili indagati. Tra coloro che contestano la decisione ci sono i comitati degli alluvionati di Forlì e Cesena e, con particolare forza, Lucia Manuzzi, che in quella tragica notte perse entrambi i genitori. La loro abitazione si trova nelle campagne di Ronta, dove la sera del 16 maggio 2023 si consumò la tragedia. Il padre e la madre di Lucia si trovavano nelle serre della famiglia, a una decina di metri dalla casa, quando furono travolti dall’acqua fuoriuscita dal fiume Savio, distante circa un chilometro e mezzo. A oltre tre anni di distanza, la notizia della richiesta di archiviazione ha provocato nella donna amarezza e incredulità. “Sono rimasta molto sgomenta e soprattutto attonita”, racconta Lucia a Teleromagna, che definisce “incomprensibile” il fatto che, dopo quasi tre anni e mezzo di indagini, si possa arrivare a quello che considera una sorta di punto finale sulla vicenda. “Trovo incomprensibile che dopo quasi tre anni e mezzo questa sia la liquidazione di tutto quello che è stato”, afferma. Per Manuzzi non si tratta di una conclusione che possa essere considerata giustizia e, soprattutto, resta la convinzione che non sia stato pienamente compreso ciò che accadde quella sera nelle zone colpite dall'acqua. “Secondo me non ci si rende conto finché non lo si vede, non si guarda, non si osserva effettivamente quello che è stato”, sottolinea. Al centro della sua posizione c'è anche il tema degli avvisi alla popolazione e delle comunicazioni ricevute durante le ore dell'emergenza. “Qui non ci sono stati avvisi, a parte il messaggio che è arrivato a quasi tutta la cittadinanza, però oltre a quello noi non abbiamo avuto nient'altro”, racconta. La famiglia ha quindi deciso di proseguire la propria battaglia sul piano giudiziario. L'avvocato Riccardo Luzi, che assiste Lucia Manuzzi, ha già presentato una formale opposizione alla richiesta di archiviazione e intende integrarla con una consulenza affidata al geologo Riccardo Galassi. La difesa ha inoltre chiesto un sopralluogo nei luoghi della tragedia, nelle campagne di Ronta, per poter effettuare una verifica diretta delle condizioni dell'area e approfondire la dinamica di quanto accaduto. L'opposizione rappresenta dunque un ulteriore passaggio nell'iter giudiziario e sarà ora il giudice a valutare gli elementi presentati e le richieste avanzate dalla parte offesa. La vicenda dell'alluvione del maggio 2023 resta così al centro del confronto tra istituzioni, comitati e famiglie delle vittime, a più di tre anni da quei giorni che sconvolsero il territorio. Per Lucia Manuzzi, però, il tema non è soltanto quello di individuare eventuali responsabilità penali: è anche la necessità di ricostruire con precisione ciò che accadde davanti alla sua casa e nelle serre dove persero la vita i suoi genitori, verificando ogni elemento utile a comprendere se quella tragedia avrebbe potuto essere evitata o se, nella gestione dell'emergenza, fosse possibile fare qualcosa di più per mettere in salvo le persone che vivevano in quelle zone.
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