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Thumbnail CESENA: Alluvione, "Sono allibita", nuove contrarietà all'archiviazione dell'indagine

CESENA: Alluvione, "Sono allibita", nuove contrarietà all'archiviazione dell'indagine

Sono numerose le voci che si stanno levando contro la richiesta della Procura della Repubblica di Forlì di archiviare l’indagine sull’alluvione del maggio 2023, al termine degli accertamenti che non avrebbero consentito di individuare responsabilità penali a carico di possibili indagati. Tra coloro che contestano la decisione ci sono i comitati degli alluvionati di Forlì e Cesena e, con particolare forza, Lucia Manuzzi, che in quella tragica notte perse entrambi i genitori. La loro abitazione si trova nelle campagne di Ronta, dove la sera del 16 maggio 2023 si consumò la tragedia. Il padre e la madre di Lucia si trovavano nelle serre della famiglia, a una decina di metri dalla casa, quando furono travolti dall’acqua fuoriuscita dal fiume Savio, distante circa un chilometro e mezzo. A oltre tre anni di distanza, la notizia della richiesta di archiviazione ha provocato nella donna amarezza e incredulità. “Sono rimasta molto sgomenta e soprattutto attonita”, racconta Lucia a Teleromagna, che definisce “incomprensibile” il fatto che, dopo quasi tre anni e mezzo di indagini, si possa arrivare a quello che considera una sorta di punto finale sulla vicenda. “Trovo incomprensibile che dopo quasi tre anni e mezzo questa sia la liquidazione di tutto quello che è stato”, afferma. Per Manuzzi non si tratta di una conclusione che possa essere considerata giustizia e, soprattutto, resta la convinzione che non sia stato pienamente compreso ciò che accadde quella sera nelle zone colpite dall'acqua. “Secondo me non ci si rende conto finché non lo si vede, non si guarda, non si osserva effettivamente quello che è stato”, sottolinea. Al centro della sua posizione c'è anche il tema degli avvisi alla popolazione e delle comunicazioni ricevute durante le ore dell'emergenza. “Qui non ci sono stati avvisi, a parte il messaggio che è arrivato a quasi tutta la cittadinanza, però oltre a quello noi non abbiamo avuto nient'altro”, racconta. La famiglia ha quindi deciso di proseguire la propria battaglia sul piano giudiziario. L'avvocato Riccardo Luzi, che assiste Lucia Manuzzi, ha già presentato una formale opposizione alla richiesta di archiviazione e intende integrarla con una consulenza affidata al geologo Riccardo Galassi. La difesa ha inoltre chiesto un sopralluogo nei luoghi della tragedia, nelle campagne di Ronta, per poter effettuare una verifica diretta delle condizioni dell'area e approfondire la dinamica di quanto accaduto. L'opposizione rappresenta dunque un ulteriore passaggio nell'iter giudiziario e sarà ora il giudice a valutare gli elementi presentati e le richieste avanzate dalla parte offesa. La vicenda dell'alluvione del maggio 2023 resta così al centro del confronto tra istituzioni, comitati e famiglie delle vittime, a più di tre anni da quei giorni che sconvolsero il territorio. Per Lucia Manuzzi, però, il tema non è soltanto quello di individuare eventuali responsabilità penali: è anche la necessità di ricostruire con precisione ciò che accadde davanti alla sua casa e nelle serre dove persero la vita i suoi genitori, verificando ogni elemento utile a comprendere se quella tragedia avrebbe potuto essere evitata o se, nella gestione dell'emergenza, fosse possibile fare qualcosa di più per mettere in salvo le persone che vivevano in quelle zone.

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RAVENNA: False certificazioni per stranieri nei Cpr, indagati medici | VIDEO

Dalle prime ore della mattina, la Polizia di Stato, con il Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Ravenna, è impegnata in articolata attività di polizia giudiziaria finalizzata all’esecuzione di plurimi decreti di perquisizione locale, personale ed informatica emessi dalla locale Procura della Repubblica di Ravenna nell’ambito di un procedimento concernente la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false, destinate a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari presso i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Destinatari dei decreti di perquisizione sono, ad eccezione di un solo caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. L’attività giudiziaria interesserà oltre venti professionisti e sarà eseguite nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, con il concorso delle Squadre Mobili territorialmente competenti. L'indagine si inserisce nel contesto dell'inchiesta che mesi addietro aveva portato ad analoghe perquisizioni, su delega della Pm Angela Scorza, a carico di otto medici all'epoca tutti in servizio al reparto delle Malattie Infettive dell'ospedale di Ravenna, indagati per falso e interruzione di pubblico servizio per 34 certificati considerati falsi. Per tre di loro era scattata, su ordinanza della Gip Federica Lipovscek, l'interdizione dalla professione per 10 mesi. Per gli altri il divieto di occuparsi di certificati per i Cpr. LE REAZIONI "Quanto sta emergendo è molto grave. Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall'albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto. Altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l'accusa questi avrebbero 'giurato' in un centro sociale". Lo scrive su X il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini sulla vicenda dei falsi certificati medici per i migranti. "Le nuove perquisizioni disposte dalla Procura di Ravenna, che coinvolgono oltre venti medici in diverse città italiane, confermano quanto sia necessario fare piena luce su una vicenda che presenta contorni sempre più inquietanti. L'ipotesi investigativa di certificazioni mediche utilizzate per impedire il trattenimento nei CPR di cittadini stranieri irregolari, qualora trovasse conferma, sarebbe di assoluta gravità: non si tratterebbe più di singoli episodi, ma della possibile esistenza di una rete capace, a livello nazionale, di incidere concretamente sull'applicazione delle decisioni dello Stato. Attendiamo con fiducia l'esito delle indagini e il lavoro della magistratura perché è indispensabile accertare ogni responsabilità e capire se, dietro i casi già emersi a Ravenna, vi sia un fenomeno più ampio e organizzato volto a incrementare flussi migratori illegali sul nostro territorio nazionale". Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.  (in foto archivio uno sbarco di migranti a Ravenna)


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